Borgo S. Lorenzo 02/02/2020

Come di consueto, in base ad una programmazione didattica che prevede all’interno dell’insegnamento di religione

cattolica la trattazione di tematiche inerenti la storia delle religioni e il loro rapporto con il cristianesimo, anche nell’anno scolastico passato è stato affrontato con gli studenti delle classi terze il tema del dialogo interculturale e interreligioso. L’argomento, di grande e significativa attualità, è stato accolto dagli alunni con molto interesse e si è sviluppato in modo approfondito, articolato e argomentato anche nella prima parte dell’anno scolastico corrente, in particolare nelle due classi quarte dell’indirizzo linguistico del nostro Istituto. In esse, il lavoro effettuato dagli studenti in collaborazione con il docente ha condotto all’elaborazione di alcuni brevi testi contenenti idee e riflessioni che desidereremmo poter offrire come contributo scolastico al dibattito culturale attualmente presente nella nostra società.

I documenti riportano la firma delle quattro studentesse che li hanno materialmente redatti ma sono il risultato di un confronto e di una elaborazione di idee condotta in modo collegiale rispettivamente nella classe 4E e nella classe 4F.

                                                 Prof.ssa Alberta Fabiani

                                                Docente di religione cattolica presso l’IIS “Giotto Ulivi”

 

Riuscire a dialogare pacificamente sembra diventato ai giorni nostri una delle imprese più ardue. Il presupposto per impostare un corretto dialogo tra persone che hanno atteggiamenti o pensano in maniera diversa, è lo sforzo di considerare che il punto di incontro, o meglio d'accordo, non potrà essere né la posizione del primo e tanto meno quella dell'altro interlocutore. Se entrambi i dialoganti mantenessero la mente oscurata e quindi non aperta ad accettare critiche costruttive o accorgimenti, mancherebbe proprio l'intenzione di scambiare vedute e di condividerle. Per discorrere con persone con idee diverse non si devono costruire muri ma percorrere strade anche se lunghe per arrivare a un incrocio finale.

Solo dopo aver lavorato in questo modo su se stessi è possibile misurarsi con degli eventuali interlocutori; restando sempre però attenti a non negare ciò in cui si crede solo per raggiungere l'obiettivo di una conversazione pacifica. Le cose in cui si crede e che si credono veramente fondate vanno difese, perché le opinioni definiscono le personalità vere e mentire non servirebbe a raggiungere l'obiettivo del dialogo interculturale che è di condividere.

Dopodiché è giusto che ognuno esponga la sua tesi, il proprio pensiero per dialogare “ad armi pari” e capire se sono presenti punti di incontro. Nel caso in cui non ci fosse nessun tipo di argomentazione comune si può sempre lavorare per scoprire il motivo per cui le opinioni siano così diverse e quindi cercare un modo per creare insieme nuovi punti d'incontro. Nell'ultimo caso, quello in cui le opinioni siano decisamente opposte non resta che dire educatamente che non si approva ciò in cui crede o pensa una persona ma che si rispetta comunque. Tutti sono liberi di avere un'opinione che verrà approvata da alcuni e fortemente criticata da altri ma nei luoghi in cui la libertà di espressione è un diritto fondamentale, ognuno è, per fortuna, libero di goderne e di dichiarare qualsiasi cosa voglia; bisogna però agire sempre nei limiti dell'educazione e del rispetto, spesso dimenticati in questo periodo.

Infine, l'obiettivo di un dialogo tra entità diverse è quello di imparare e di fare nostro quello che è l'insegnamento fondamentale: quanto la diversità faccia bene agli uomini e quanto sia una ricchezza inestimabile.

                                                                      Angelica Naldoni

                                                                                              Classe 4ªE

“Amate il prossimo”, dicono

“portate rispetto”, dicono

“siamo tutti uguali”, dicono

Allora perché viviamo in un mondo in bianco e nero, privo di sfumature o colori?

Perché restiamo nella nostra zona di comfort, senza mai affacciarci dalla finestra?

Ci piace stare nella nostra casa, con gli stessi amici, facendo le stesse cose.

Non ci piace conoscere il “nuovo” o il “diverso” perché abbiamo troppi pregiudizi, supponiamo di sapere anche ciò che ci è ignoto.

Dovremmo provare ad uscire dalla nostra tana per poter ammirare il mondo che ci circonda: aprendo le orecchie potremo ascoltare storie diverse, idee diverse, voci diverse ed aprendo il cuore potremo apprezzare la molteplicità di colori che ci stanno attorno.

Non tutti possiamo avere le stesse idee, praticare la stessa religione o mangiare le stesse cose. Il mondo è bello proprio perché è ricco di sfumature, va saputo apprezzare e conoscere. Una mano tesa, una faccia amica e un cuore grande possono aiutare a comprendere meglio chi abbiamo davanti.

Ciò non significa dover cambiare la nostra persona o il nostro punto di vista, ma dobbiamo capire che occorre rispetto per chi non condivide il nostro stesso stile di vita o il nostro pensiero. Ciò che serve in questo mondo è un pizzico di empatia e un po’ di tolleranza verso il prossimo.

La parola è il dono più grande che ci è stato dato, perché è ciò che ci identifica. Attraverso il dialogo si possono scoprire diverse cose, ma solo parlando onestamente potremo esprimere la nostra opinione più sincera. Noi non dobbiamo cambiare per nessuno e nessuno deve cambiare per noi, dobbiamo solo immedesimarci negli altri e agire nel modo più corretto possibile.

                                                                                                                                                              Julia  Pini

                                                                                                                                                              Classe 4ªE

 

Per effettuare un dialogo tra persone di culture e religioni diverse, e per farlo funzionare, vi deve essere innanzitutto da parte dei soggetti implicati la convinzione che la diversità è una ricchezza e la predisposizione ad accettare le diversità altrui senza lasciare che queste creino divisioni e facciano nascere paure e intolleranze. Dopodiché, è essenziale essere pazienti, perché il percorso dell’integrazione è lungo e travagliato e molte persone non hanno ancora sviluppato una mentalità aperta che consenta loro di accettare ciò che è diverso. Indispensabile risulta però portare rispetto all'altra persona, munirsi di comprensione, metterla a suo agio e darle la possibilità di esprimere liberamente le proprie idee senza giudicarla: solo in un clima di rispetto reciproco, infatti, ognuno avrà la libertà di esprimere i simboli e i valori in cui crede. E non si può educare al rispetto senza rispettare gli altri e senza riconoscere e accettare le culture in cui si vive, soprattutto in un’Europa multiculturale.

Dialogare in modo corretto e rispettoso comporta tuttavia anche evitare alcuni rischi. Primo fra tutti, nascondere o travisare la propria identità in nome di un distorto ed errato concetto di rispetto delle differenze. Un autentico rispetto dell’altro esige infatti, prima di tutto, sincerità, trasparenza, lealtà.

In un dialogo interreligioso, inoltre, altri rischi da evitare sono sia il sincretismo, che mette sullo stesso piano tutte le religioni considerandole uguali e non riconoscendo le loro rispettive specificità e peculiarità, sia l’arroganza culturale, la quale esalta solo la propria religione sminuendo e criticando le altre. Se, infatti, è legittimo e doveroso esporre con chiarezza e precisione la propria fede, è però necessario evitare fanatismi reciproci e prendere posizioni assolute, comportandosi in modo arrogante, disprezzando la religione altrui e presentando la propria come la migliore. Questo atteggiamento può causare incomprensioni, offese e perfino odio, può dar vita a intolleranze, persecuzioni ed anche guerre di religione. E le guerre religiose – ci insegna la Storia - non portano a niente, anzi aumentano le contraddizioni.

Dialogare significa dunque accogliere e rispettare la diversità con pazienza e umiltà, senza rinunciare alla propria capacità critica ma mirando a realizzare una “unità nella diversità”. Nella multiforme società umana è importante conoscersi a fondo e trovare dei motivi di unione e non di contrapposizione: si tratta di un cammino lungo e non privo di ostacoli, ma è anche la sfida che riguarda tutte le culture, tutte le religioni e la loro credibilità.

 Ed è compito non solo delle grandi religioni ma anche delle varie componenti della società civile, come la scuola, educare le nuove generazioni a costruire una convivenza umana sempre più rispettosa della dignità di ogni persona.

 

                                                                                                                                               Sara Cipriani       Giorgia Landi

                                                                                                                                                               Classe 4ªF